Vita su Europa: alcune ipotesi

di Riccardo Ianniciello*

Europa, un satellite di Giove, è tra i corpi celesti del sistema solare maggiormente deputato a ospitare la vita. Gli astrobiologi pensano che le striature rossastre sulla sua superficie ghiacciata possono dipendere da combinazioni di solfato di sodio e acido solforico, la cui presenza può essere collegata al rilascio di materiale da parte di Io, ma che possono essere collegate anche a scambi di materiale tra la superficie e gli strati inferiori fino all’acqua.

Tutto lascia supporre che su Europa  vi siano sorgenti idrotermali sui fondali come quelle che troviamo sulla Terra ai margini delle placche tettoniche che permettono la vita a una variegata comunità microbica: è dunque possibile ipotizzare che anche su Europa si sia sviluppata una forma di vita primordiale (microrganismi estremofili) legata ai camini geotermici (in questo caso dovremmo parlare di organismi termofili).

A tal riguardo è stato interessante il collegamento, proposto da alcuni studiosi, tra gli oceani di Europa, imprigionati da uno strato di ghiaccio spesso parecchie centinaia di metri, e i laghi subglaciali dell’Antartide, come il lago Vostok (anch’esso isolato da enormi strati di ghiaccio) dove, come sappiamo, sono stati rinvenuti microrganismi psicrofili e sequenze di DNA di tardigradi (questi ultimi capaci di resistere ad alti livelli di radiazioni e per tempi lunghissimi al disseccamento e congelamento, dunque in assenza di ossigeno…) e dove si ipotizza attività vulcanica, di sorgenti idrotermali.

Studiare le condizioni di vita del lago Vostok, i cui microrganismi hanno avuto un processo evolutivo differente da quello degli altri esseri viventi in superficie per effetto dell’isolamento (potremmo definirlo un lago ibernato nel tempo e nello spazio), ci permette di comprendere quali possono essere gli scenari “biologici” negli oceani di Europa, soprattutto in presenza di sorgenti calde idrotermali.

E qui vengo ad alcune personali ipotesi: la superficie di Europa è solcata da un intreccio di “tubi” che sembrano artificiali e che fanno pensare a delle enormi fratture causate dalle alte maree per effetto della forza gravitazionale esercitata da Giove, fratture che non troviamo ai poli perché lo strato di ghiaccio è troppo spesso; le macchie rossastre che si concentrano soprattutto lungo i bordi di queste fratture (troviamo un rosso più denso), potrebbero essere delle gigantesche colonie di microrganismi (estremofili come il tardigrado ma anche il deinococcus radiodurans, quest’ultimo in grado di resistere alla radiazione ionizzante e di riparare autonomamente il suo genoma in 24 ore) simili a quelli che sul nostro pianeta generano il  fenomeno di colorazione rosso delle neve in alta montagna e nelle regioni polari dovuto allo sviluppo di massa di organismi unicellulari del genere Chiamydomonas, ascrivibili alla classe delle alghe verdi.

Il fatto che queste grosse linee siano colorate di rosso più marcato, evidenzierebbe la possibilità che la causa vada ricercata proprio all’interno del satellite, vale a dire sia direttamente collegata agli strati inferiori e all’acqua e dunque alla presenza di microrganismi arrivati in superficie. Quelle fratture nel ghiaccio (una sorta di condotto ascensionale) permetterebbero al materiale organico presente negli oceani di risalire in superficie colorando di rosso i bordi e da lì propagarsi a macchie.

Perché non troviamo macchie di rosso ai poli di Europa e la sua superficie ghiacciata solcata da “tubi”? Una possibile spiegazione potrebbe essere riconducibile proprio al fatto che non ci sono fratture nel ghiaccio, la strada che permette, appunto, la propagazione al materiale microbiotico.

 

*Riccardo Ianniciello, naturalista (biologia evoluzionistica) e scrittore (di recente pubblicazione, Lamarck non aveva tutti i torti, Aracne Edizioni e Il ruolo dell’ereditarietà morbida in Darwin. Il debito di Darwin nei confronti di Lamarck, Aracne Edizioni).

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