L’origine dell’universo e la prova cosmologica (2 di 2)

Come si è visto, esiste un limite, oltre che epistemologico e scientifico, anche speculativo, oltre il quale il pensiero inizia a collassare. Questo limite è l’origine dell’universo conosciuto, l’inizio del tempo e dello spazio. Per secoli, l’esistenza di Dio è stata provata, sul piano logico, proprio a partire da questo limite. Se si risale la catena delle cause fino alla causa prima, è giocoforza desumere che l’evento iniziale, quello che ha dato origine a tutto, sia stato intenzionale, e se è stato intenzionale, allora si tratta di un evento metafisico (al di là della fisica) e divino. Perché? Perché altrimenti, non si spiega perché ci sia il mondo e non il nulla, perché l’universo e non, semplicemente, l’assenza di ogni cosa. Ma Dio è davvero necessario, nell’equazione dell’origine del cosmo?

Il problema di ricorrere a Dio come spiegazione ultima dell’universo è che questa operazione non ci mette al riparo dal regressus ad infinitum in cui ci aveva proiettato già l’idea del loop di universi che generano sé stessi. Una generazione infinita di universi, in un ciclo eterno di morte e rinascita, è un’idea affine a quella del serpente che si morde la coda, dell’“eterno ritorno” sviluppato da Nietzsche (che però prevedeva una ripetizione infinita, esatta e deterministica degli eventi: cosa che, per via delle leggi quantistiche, sappiamo poco probabile). Questo loop senza un vero inizio, però, non ha apparentemente senso. Noi siamo abituati a intendere il tempo come una freccia, non come un anello.

Perché Dio non dovrebbe interrompere la catena infinita del ciclo di creazione e distruzione degli universi? In fondo, ponendo un’origine, un punto preciso di creazione del mondo, viene posta una condizione di partenza, una causa prima appunto. Eppure questa causa prima, se vale per l’universo, non vale però per Dio stesso.

Dio è, per definizione, inconoscibile, poiché metafisico, onnisciente e onnipotente. Dio crea l’universo, ma allo stesso tempo è al di là di esso, poiché le tracce del suo disegno non sono rinvenibili, se non tramite numerose distorsioni e fraintendimenti, nell’ordito del cosmo – che al contrario appare a tutti gli effetti un prodotto del caso. Se le tracce di Dio non sono rinvenibili nel mondo, principalmente per il fatto che tutti gli eventi che accadono hanno cause fisiche e non esistono manifestazioni metafisiche della sua presenza, perché ricorrere a lui per spiegare l’origine dell’universo?

Ma c’è un’altra ragione, ben più stringente, per cui ricorrere a Dio per spiegare l’origine dell’universo non è un ragionamento conveniente. Se alla domanda: “Chi ha creato l’universo?” si risponde “Dio”, ci si dovrebbe infatti domandare, subito dopo, “Chi ha creato Dio?”. A quel punto, ci sono solo tre opzioni di riposta.

La prima, la più diplomatica e dogmatica, è: “La natura di Dio è al di là della nostra conoscenza, dunque non possiamo sapere come è nato”. Ma questa non è una vera risposta, in quanto potremmo dire la stessa cosa anche dell’universo. Ad esempio, riconoscendo, come infatti fanno gli scienziati, che l’origine vera e propria dell’universo esula dalla nostra comprensione scientifica, senza per questo postulare che tale origine sia stata una conseguenza di un atto divino. Se ammettiamo che l’origine dell’universo è inconoscibile, parlare o no di Dio non fa differenza. Se Dio è inconoscibile, non ha senso dire che ha creato il mondo: per il rasoio di Occam, tanto vale usare qualunque altro evento, anch’esso inconoscibile, ma di natura esclusivamente fisica, ovvero della stessa natura di cui è fatto l’universo.

La seconda risposta potrebbe essere: “Dio è infinito; c’è sempre stato”. Questo risolverebbe il problema dell’origine di Dio: Dio non ha avuto origine, poiché è eterno. Ma allora, non potrebbe essere eterno anche l’universo, secondo il principio suddetto di creazione-distruzione-creazione infinita? Anche in questo caso, non avrebbe senso ricorrere a Dio per spiegare l’origine dell’universo, poiché, a rigor di logica, come Dio è eterno, potrebbe esserlo anche l’universo. Ancora una volta, per il rasoio di Occam, il termine “Dio” sarebbe un in più del tutto superfluo nell’equazione.

La terza risposta è: “Dio, essendo onnipotente, si è creato da solo”. Ma se Dio si è creato da solo – ed è un pensiero abbastanza complesso e controintuitivo da pensare – non potrebbe essere accaduto lo stesso anche per l’universo, che è semplicemente scaturito da un’imperfezione nel nulla, da un’insignificante vibrazione quantistica nel vuoto? Addirittura, avrebbe maggiore senso supporre che l’universo si sia creato da solo, piuttosto che immaginare che lo abbia fatto Dio.

Insomma, qualsiasi attributo si voglia conferire a Dio per renderlo capace di esistere da prima dell’universo e averlo, allo stesso tempo, creato, non fa che spostare il problema. Affermare che Dio abbia creato l’universo, è esattamente come sostenere che la vita sulla Terra sia stata portata dagli alieni: a quel punto, bisognerebbe chiedersi “E gli alieni chi li ha creati?” Per la stessa ragione, Dan Dennett condannava il ricorso all’homunculus cartesiano per spiegare la mente umana, cioè l’idea che nella nostra testa ci sia una minuscola entità che “vede”, “sente” e “pensa” per noi, perché non farebbe che spostare il problema, rimandando la soluzione.

L’evoluzione della vita ci insegna che l’origine non è un evento circoscritto nel tempo, una singolarità, e che essa può avvenire in modo del tutto accidentale, se esistono le condizioni affinché ciò si verifichi. Il concetto stesso di origine è dunque in qualche modo metafisico, perché è profondamente connesso all’idea di creazione, di rottura degli schemi. Forse invece l’universo è nato per caso, o grazie a configurazioni precedenti accumulate in una griglia di “realtà” impossibile da comprendere. Quel che è certo è che, in qualunque modo sia andata, non c’è bisogno di ricorrere a enti metafisici per spiegare ciò che succede nel mondo. Per risolvere i problemi, la cosa migliore è sempre partire dai dati disponibili, cercando di cavarne fuori tutte le risposte possibili.

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