Il transumanesimo (2di2)

 L’uomo in transizione

Quella umana è sempre stata una specie in transizione. L’evoluzione culturale ha, di fatto, reso possibile un progresso molto più rapido, in termini di conservazione della vita e di riproduzione, rispetto alla semplice evoluzione biologica. I memi sono più efficaci dei geni nel fare il loro lavoro: hanno creato una società che consente, mediamente, di diffondere le proprie idee (e i propri geni) in maniera più rapida e sicura rispetto a qualunque altra epoca storica. Ma le cose stanno cambiando, principalmente per via della comparsa di un terzo replicatore: i “temi”.

I temi sono replicatori tecnologici. Potrebbero essere concepiti come una particolare forma di meme che non ha bisogno di un supporto biologico per replicarsi. Il principale sistema di trasporto dei temi potrebbero essere le intelligenze artificiali e i robot. Di fatto, la trasmissione di un insieme di memi complessi, diciamo quelli necessari ad apprendere le basi dell’ingegneria, richiede, in un dispositivo biologico avanzato come l’uomo, circa dieci anni di studio. Le intelligenze artificiali non hanno questi limiti: possono apprendere le stesse nozioni in tempi molto più rapidi – potenzialmente nell’arco di qualche ora.

La crescente automazione della produzione relega l’uomo nella posizione di “pastore delle macchine”: un ruolo precario, che sarà presto superfluo. Sono in molti a ritenere che, per continuare ad essere la specie alfa sulla terra, l’uomo debba accettare la transizione in atto e iniziare a fondersi con il suo principale competitor: l’informazione digitale e i suoi supporti, i dispositivi digitali. Diventare, in qualche modo, dei cyborg.

 Siamo già nel transumanesimo?

Si tratta di un processo già in atto: come detto, ciascuno di noi è già tutt’uno con il proprio smartphone e il proprio computer, che media le nostre attività lavorative, le nostre interazioni sociali, i nostri gusti e sentimenti. Il passo successivo sarà probabilmente quello di trasferire all’interno della nostra stessa carne e del nostro cervello questi dispositivi, vivendo una “realtà aumentata” in grado di ri-settare le nostre cognizioni e le nostre emozioni e, potenzialmente, la nostra morale e la nostra identità. Sarà in atto un cambiamento non solo epigenetico, ma epimemetico, potenzialmente in grado di riconfigurare la nostra specie. Come rilevò già Nietzsche, un nuovo corpo si donerà da sé una nuova morale.

In questo caso fare dietrologia è necessario per non ritrovarsi a fare ingegneria inversa 30 anni dopo. Questi processi sono già realtà; indubbiamente, il fatto di trovarsi in una posizione di potere (scientifico e finanziario) dona a un gruppo ristretto di qualche centinaia di migliaia di individui la facoltà di scegliere in che modo orientare il destino dell’intera specie. E’ logico che sia così ed è possibile che questo processo di transizione avvenga a partire dal prossimo riavvio dell’economia: non dimentichiamo che alla base dell’esistenza di qualsiasi essere vivente vi è la sua economia interna, di cui, nel caso dell’uomo, l’economia esterna è solo un prolungamento. La digitalizzazione dell’economia potrebbe portare con sé la trasformazione dell’esperienza mentale e biologica umana, digitalizzando anch’essa.

Il transumanesimo, dunque, non è un evento in attesa di una singolarità: è un processo che si svolge sotto i nostri occhi e che cresce a ritmo esponenziale a fronte della lentezza della coscienza umana nel prevederne gli esiti. Invece di essere al centro del dibattito, questi discorsi vengono colpevolmente sottovalutati, impedendo in questo modo che la maggioranza delle persone abbia contezza della posta in gioco e possa prendere posizione a riguardo.

Le macchine svilupperanno presto una coscienza paragonabile, per profondità e qualità, a quella umana; su tutti gli altri fronti, sono già superiori. L’unica cosa che gli mancherà, e di cui probabilmente non avranno neanche bisogno, è la coscienza di essere umani, di avere un corpo biologico e di essere in pericolo a livello individuale e di specie. La specie umana è a un bivio: acquisire finalmente coscienza di specie, andando oltre le divisioni di classe, di ceto e di livello culturale, e ritrovando nuova centralità rispetto al progresso tecnologico; oppure accettare con quiescenza il proprio superamento, che potrebbe non essere pacifico, né indolore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.