Il transumanesimo (1di2)

 Quale sarà il futuro della specie umana?

Genetica, ingegneria, neuroscienze, informatica: diverse discipline ormai sono in grado di incidere in maniera significativa non solo sulla vita di ciascuno di noi, ma più profondamente anche sulle caratteristiche intrinseche della specie umana. Una specie che è sempre stata in divenire, divisa tra natura e cultura, ma che, almeno negli ultimi 35.000 anni, si era mantenuta tendenzialmente stabile sul piano genetico e per quanto riguarda alcune abitudini fondamentali di vita, come la socialità e il bisogno di interagire con gli oggetti fisici dell’ambiente circostante.

Il genoma umano è stato sequenziato e ogni anno singoli geni vengono brevettati, decine di farmaci regolano il nostro funzionamento chimico quotidiano, i nuovi ritrovati tecnologici stanno riplasmando le nostre abitudini di vita. Le neuroscienze stanno indagando il problema della coscienza e ricostruendo i correlati neurali di tutte le nostre facoltà mentali, e l’informatica sta sviluppando intelligenze artificiali in grado di svolgere task complessi in maniera più rapida ed efficiente di qualsiasi essere umano.

Persino la ricerca scientifica è sempre più appaltata a strumenti e dispositivi in grado di indagare i meandri più nascosti della materia e di modellizzarli: in prospettiva, indagini di questo tipo saranno svolte sempre più dalle macchine e sempre meno dall’uomo, tarato suo malgrado dai limiti delle proprie risorse cognitive e sensoriali.

Più in generale, la scienza e la tecnica stanno letteralmente colonizzando ogni ambito di vita, pubblico e privato, mappando i gusti dei consumatori, ricostruendo un profilo sempre più preciso dei loro schemi di acquisto e, di conseguenza, di pensiero. I dispositivi che teniamo in mano ogni giorno sono ormai delle protesi del nostro cervello, una corteccia “post-frontale”.

La conoscenza dei processi biologici e di pensiero di ogni singolo individuo implica anche la possibilità di intervenire a più livelli sul comportamento delle persone. Questo avviene ormai da decenni ed è un concetto persino passée. Ma è lecito domandarsi se non si sia arrivati a un altro svincolo evolutivo, se l’umanità non sia pronta a fare un ulteriore passo in direzione del progresso, abbracciando, più o meno consapevolmente, il proprio superamento.

 Da quale disciplina potrebbe arrivare l’impulso più forte all’evoluzione?

Per molto tempo, si è pensato che il primato spettasse all’ingegneria genetica. E’ attualmente possibile intervenire sul genoma dei mammiferi, “riprogrammandolo”, e non esistono ostacoli significativi, dal punto di vista tecnico, a una parziale riscrittura del genoma umano. Semmai, ne esistono sul piano etico: un essere umano geneticamente modificato può ancora considerarsi umano? E’ ancora a tutti gli effetti un individuo “naturale”? E cosa significa, nel caso dell’uomo, parlare di natura?

La stessa riproduzione sarà, in futuro, deputata a uteri artificiali, con l’inevitabile fine del sesso di cui si parla ormai da anni? Poter decidere in anticipo le caratteristiche genetiche che dovrà avere il nascituro può essere considerata una forma di eugenetica?

Mentre i filosofi e gli intellettuali occidentali si interrogano su questi quesiti, altrove nel mondo si compiono progressi decisivi verso il graduale smarcamento della vita dal processo riproduttivo, da un lato, e dalla ricombinazione genetica casuale, dall’altro. E si sa che quando un dato evento è tecnicamente possibile, esso sarà prima o poi realizzato.

Ma anche le scienze informatiche potrebbero incidere a più livelli sul destino della nostra specie. Attualmente, è innegabile la sempre maggiore centralità assunta dalle tecnologie digitali. La vita quotidiana appare sempre più digitalizzata e sempre meno analogica. Abbiamo digitalizzato l’economia, i rapporti umani, la maggior parte dei lavori e degli hobby; persino l’arte, nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, è stata ormai digitalizzata.

Questo processo ha assunto negli ultimi anni proporzioni maggiori, ma si può dire che è sempre stato in nuce: il linguaggio parlato e scritto è una forma di comunicazione digitale, e in un certo senso la maggior parte delle attività di concetto si basano sulla manipolazione di simboli e informazioni.

A partire da Platone, la frattura tra il soggetto pensante e la sua “carne”, il suo corpo, non è mai stata del tutto ricucita. Nella storia del pensiero (“che corregge l’essere”, come sottolinea Nietzsche) si è sempre mantenuta la volontà di spiritualizzare il corpo, di irreggimentare le sensazioni fisiche, che rimandano al dolore, alla fatica del lavoro, alla morte. L’anima, di per sé, non esiste: ma se l’essere umano è in quanto tale l’unica specie “non scritta”, gli è data la possibilità di crearsene una, su misura dello spirito del tempo.

La digitalizzazione del corpo e della coscienza può dunque essere intesa come la tappa finale, il compimento di questo processo millenario, che si realizza però in un’epoca che ha smesso di essere antropocentrica e che anzi sta mettendo in discussione l’utilità stessa della specie umana in rapporto alla sopravvivenza del pianeta. Un’epoca in cui la spiegazione teologica e finalistica della vita ha lasciato spazio a quella scientifica e materialistica, ma in cui quest’ultima ha forse fallito nel fornire nuovi binari di senso alle persone.

Oggi un bambino trascorre davanti a uno schermo un quantitativo di ore pari a quello necessario a un musicista per raggiungere un livello tecnico elevato, ma non sono solo i nativi digitali a vivere in un mondo totalmente informatizzato, anzi, la rivoluzione digitale sta toccando ogni ambito di vita e la maggior parte dei settori lavorativi. In un certo senso, gli esseri umani sono già dei cyborg, dipendenti dai propri dispositivi digitali. E’ praticamente certo che la prossima introduzione su scala globale del 5G non farà che amplificare questo fenomeno.

È quindi lecito aspettarsi che, accanto ai cambiamenti legati alla nostra biologia, l’altro grande ambito di trasformazione della specie umana sarà quello informatico. Entrambi questi aspetti sembrano essere al centro dell’agenda (bio)politica e, se attualmente possono apparire tematiche degne di un romanzo di fantascienza, in un futuro non troppo lontano, anche in conseguenza dello scenario che si è configurato negli ultimi mesi, potrebbero diventare drammaticamente attuali.

Per questo, dovrebbe assumere sempre maggiore centralità il dibattito sul post-umano, su ciò che verrà dopo l’uomo, e sui processi e i fenomeni in atto che stanno traghettando la nostra specie, volente o nolente, consapevole o meno, verso il proprio superamento.

(Segue…)

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