Il Disegno Intelligente

Da dopo Platone, e fino a Darwin, le persone hanno creduto fermamente che il mondo – o, nella concezione moderna, l’universo – fosse il prodotto di un disegno intelligente e intenzionale.

Persino un filosofo geniale come David Hume, che più di tutti si era avvicinato a immaginare un universo generatosi spontaneamente, e una mente che non ne fosse il centro, la causa, bensì un accidente del tutto casuale, si era dovuto arrendere all’evidenza: non esistevano teorie in grado di spiegare in quale altro modo avrebbero potuto generarsi le galassie, i pianeti, la vita, l’uomo, se non attraverso un atto creativo di un essere onnipotente.

Dopo Darwin, tuttavia, questa illusione ha iniziato a incrinarsi. Dapprima in relazione al fissismo, cioè all’idea che le specie avessero poche migliaia di anni e fossero rimaste sempre le stesse, invariabili, nel corso del tempo. Poi rispetto all’essenzialismo, l’idea che esistesse, effettivamente, un’entità definibile come specie, non soggetta a mutazione e non imparentata con le specie simili e, a cascata, con tutte le altre specie viventi.

Infine, con l’affermarsi della teoria dell’evoluzione, anche l’idea che la vita sulla Terra fosse un prodotto di una mente divina ha subito un colpo mortale. Al suo posto, la convinzione che la vita si fosse generata spontaneamente, in modo selettivo e cumulativo, dalla materia abiotica, cominciò ad affermarsi sempre di più nella coscienza collettiva.

Parallelamente, ci si rese conto che l’uomo non poteva essere estratto da questo meccanismo: era anch’esso, in tutto e per tutto, un prodotto dell’evoluzione. E se la vita, una delle manifestazioni più incredibili dell’universo, si era generata spontaneamente, non poteva essere successo lo stesso, 10 miliardi di anni prima della nascita della vita terrestre, con l’universo stesso?

Fu forse a quel punto che la teoria di Darwin fece davvero breccia nella coscienza delle persone e, in maniera quasi automatica, scattarono i molti anticorpi che, a diversi livelli, miravano a proteggere quel nucleo di narcisismo, insito in ognuno di noi, che giustamente Freud aveva riconosciuto come sintomo di debolezza e paura. Fu a quel punto che, contrariamente a quanto era avvenuto fino a quel momento, il progresso epistemologico promosso dalla scienza fu percepito come una forma di nichilismo, una minaccia all’equilibrio psichico, una dichiarazione di guerra alla morale e alla felicità umana.

Questa idea, come abbiamo visto nei precedenti articoli, resiste ancora oggi, e si è radicata in una concezione diametralmente opposta a quella darwinana, il cosiddetto Intelligent Design, l’idea di “disegno intelligente”. Diffusasi negli Stati Uniti, dove la fede nel creazionismo, complice la maggiore presenza della Chiesa protestante, è all’ordine del giorno, questa concezione si basa sull’idea che l’universo non sia un prodotto del caso, ma sia stato concepito e creato da un essere intelligente.

Fondamentalmente, questa teoria presenta come base scientifica il cosiddetto principio antropico, che viene però distorto al fine di dimostrare non solo che la comparsa della vita e dell’Uomo fosse inevitabile, ma che essa fosse anche frutto di precise “direttive” dall’alto. Malgrado questa idea non posi su basi scientifiche, essa è stata nondimeno sostenuta nel corso degli ultimi anni anche da scienziati e intellettuali, i quali trovavano perfettamente coerente l’idea di indagare i misteri del cosmo con gli strumenti della scienza e, allo stesso tempo, interpretarli con gli strumenti della fede.

Per sgombrare subito il campo da ogni dubbio, è bene affermare che il disegno intelligente non solo contraddice o deforma ogni evidenza scientifica attualmente in nostro possesso, ma va anche contro uno dei principi cardine dell’indagine sperimentale: l’idea che l’universo sia costituito di materia – qualsiasi accezione abbia, effettivamente, la materia – e che tutto ciò che vi accade sia il risultato di processi fisici.

Il materialismo, a differenza del meccanicismo, prevede che la materia non sia necessariamente fisica e meccanica nel senso in cui la si intendeva fino al Settecento, ma purtuttavia si basa sul presupposto che i processi e le interazioni in atto nell’universo bastino a spiegare la sua evoluzione e, nella fattispecie, l’evoluzione della vita. Nell’indagine scientifica sull’universo, dunque, non c’è alcun bisogno di appellarsi a un qualche essere superiore, disincarnato e onnipotente, per spiegare taluno o talaltro dettaglio, e tantomeno l’intero procedimento. La sua presenza, al contrario, contraddirebbe proprio una delle basi strutturali su cui poggia questo tipo di indagine.

Viceversa, il Disegno Intelligente mira a restaurare l’idea, già proposta da Paley, che non sia possibile attribuire l’origine e l’evoluzione delle specie – e dunque dell’Uomo – ai soli meccanismi naturali e non eterodiretti. Per farlo, ricorre a delle prove ancorate nell’osservazione scientifica della natura, come già Paley, ma se ne discosta nel momento in cui afferma che tali prove rimandano a qualcosa di superiore, che non può essere misurato né quantificato dagli strumenti scientifici, poiché meta-fisico, cioè posto al di là della fisica.

A differenza del misterianesimo, ovvero la concezione, sempre cristiana, che dio si nasconda nel “mistero”, cioè in quegli interstizi tra le diverse teorie scientifiche che rendono, per il momento, ancora incomprensibili alcuni fenomeni fisici, il Disegno Intelligente presuppone che proprio molti degli aspetti relativi alla vita e messi in luce dagli scienziati, non possano però essere ridotti alle spiegazioni scientifiche oggi diffuse.

In questo modo, tuttavia, si genera un doppio paradosso. Da un lato, si utilizza la scienza come strumento per negare sé stessa, poiché si parte da argomentazioni di carattere scientifico per poi negare che la scienza possa rispondere ad esse. Dall’altro lato, ci si appella a spiegazioni che sfuggono a qualsiasi possibilità di confutazione o di falsificazione, poiché, se l’essere divino che ha progettato il mondo non può essere misurato, osservato o spiegato, non è possibile in alcun modo asserire che esista, se non sulla base della fede.

Di fronte alla fede, qualunque scienziato, filosofo o intellettuale desideroso di imbastire un dialogo razionale alza le mani: la fede non è razionale e, alla luce delle conoscenze attuali, non può essere sostenuta da argomenti razionali. Come nel caso del solipsismo, definito da Schopenhauer un “bunker inespugnabile”, anche il Disegno Intelligente appare dunque come un tentativo di trincerare la coscienza e il pensiero umano in un ennesimo apriori teologico ed essenzialistico, una deriva dell’antica idea platonica di anima.

Questa idea riflette il bisogno umanissimo di trovare una giustificazione al proprio essere al mondo, una ragione che anticipi e conferisca un senso alla vita, un’essenza che preceda l’esistenza. Dopo Darwin, sappiamo che non è così, che l’esistenza precede l’essenza e che è compito di ciascuno, con i suoi mezzi, fare i conti con tutto questo e sforzarsi di attribuire alla propria vita un senso nuovo, compatibile con quelle che sappiamo essere le reali origini della vita umana.

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