Esseri viventi: una convergenza evolutiva planetaria

di Riccardo Ianniciello*

Sul nostro pianeta possiamo osservare il fenomeno della convergenza evolutiva, per cui degli esseri viventi che vivono in habitat o in ecosistemi simili, per esempio la foresta pluviale amazzonica e quella pluviale dell’Africa, sottoposti ad una stessa pressione ambientale, si evolvono sviluppando, per selezione naturale, caratteristiche, adattamenti e strutture simili.

Tra i casi di convergenza evolutiva possiamo citare, a titolo puramente esemplificativo, i mammiferi marsupiali dell’Australia, che appaiono molto simili a mammiferi placentati del continente euro-asiatico ed africano, come pure gli animali che popolano i vari deserti della terra, che sono straordinariamente simili strutturalmente e dal punto di vista etologico, proprio perché hanno subito un processo evolutivo di adattamento in ambienti che presentano dalle medesime caratteristiche.

Allo stesso modo possiamo ipoteticamente estendere il concetto di convergenza evolutiva su scala cosmica, rispetto a quegli esseri viventi che potrebbero vivere su pianeti con caratteristiche simili al nostro, i cosiddetti esopianeti abitabili, vale a dire quei pianeti extrasolari situati in una fascia dove le condizioni favorevoli alla vita sono maggiori e, con esse, aumentano le probabilità che la vita complessa abbia potuto svilupparsi.

Solo nella via Lattea si stima che i pianeti simili alla Terra potrebbero essere più di un miliardo, e se pensiamo che abbiamo miliardi di galassie, le probabilità che esista la vita su altri pianeti è altissima. Personalmente ritengo che la vita complessa come la troviamo sulla terra sia un evento raro se non unico, ma molto probabilmente forme primordiali avranno fatto la loro comparsa su qualche pianeta con condizioni simili al nostro, che rendono possibile la sopravvivenza e l’evoluzione e che rientra nella fascia abitabile.

Certo bisogna anche considerare che gli esopianeti tendono comunque a differire molto rispetto al nostro pianeta: diversa atmosfera, diverse caratteristiche del territorio… Qui sulla terra diamo per scontato che l’ossigeno sia la base della vita, ma quando i primi cianobatteri cominciarono a produrre ossigeno come scarto, sterminarono molte delle forme di vita allora esistenti (ricordiamo che l’ossigeno è un gas tossico), prima che nuove specie imparassero ad usarlo come carburante.

Questo per dire che a volte bastano minime differenze nell’ambiente per determinare cambiamenti profondi. Magari su altri pianeti esistono forme di vita millenarie e quasi totalmente inattive che “vivono” in una specie di stato comatoso (in un brodo primordiale, simile a quello nel quale si svilupparono i primi organismi unicellulari sulla terra), che potrebbe risultare molto più funzionale per mantenersi in ambienti in cui condizioni climatiche estreme richiedono di centellinare le energie.

Se però ipotizziamo forme di vita più evolute, allora dobbiamo immaginare come possano essere, dal punto di vista morfologico, che riflette l’adattamento funzionale all’ambiente. In questo caso siamo indotti a pensare a eventuali esseri extraterrestri con aspetti mostruosi sui modelli veicolati dai film e dalla letteratura fantascientifica, tuttavia rischieremmo, a mio parere, di allontanarci dalla realtà: per il fenomeno da me definito della convergenza evolutiva planetaria, troveremmo invece animali molto simili a quelli terrestri, dai più piccoli organismi a quelli più complessi ed evoluti.

Pensiamo a un pianeta che presenta dei laghi e degli oceani: eventuali organismi viventi presenti, per il fenomeno di cui parlavamo, della convergenza evolutiva, facendo il paragone con gli habitat acquatici terrestri, dunque sottoposti a una identica pressione ambientale, svilupperanno adattamenti e strutture simili: un pesce extraterrestre avrà una forma aerodinamica (per ridurre l’attrito dell’acqua), pinne e presumibilmente una pelle con squame perché sono queste le caratteristiche più funzionali per vivere nell’acqua e garantire la sopravvivenza, così come per un uccello le caratteristiche funzionali e adattive saranno le ali, la forma affusolata e le ossa cave.

D’altra parte, se il pianeta abitabile avesse una massa più grande di quella terrestre, eserciterebbe una forza di gravità maggiore sugli oggetti, ed eventuali animali non presenterebbero una grande massa corporea (dunque non troveremmo un animale simile all’elefante né tantomeno ai dinosauri), perché farebbero più fatica a muoversi, a saltare, a correre ecc. Gli eventuali abitanti di questo pianeta dovrebbero presentare un peso più leggero e sicuramente, in questo senso, nei processi evolutivi sarebbero favoriti gli esseri viventi alati, gli uccelli.

E quando si parla di evoluzione di forme di vita parliamo di pressione ambientale e selezione spietata: la natura, intesa come contesto ambientale, non fa sconti a nessuno e non concede nulla di superfluo se non estremamente funzionale ai fini della sopravvivenza (a questa regola fanno eccezione gli aspetti morfologici e funzionali evolutisi per selezione sessuale, talvolta, come nel caso della coda del pavone, antievolutivi).

Eventuali animali extraterrestri superiori avranno delle zampe per muoversi, correre ecc, avranno degli occhi per vedere e se due occhi sono sufficienti non ne troveremo tre o quattro, in quanto inutili; consideriamo anche il fatto che, per vivere, degli animali più evoluti avranno bisogno di mangiare e dunque di uccidere, e presumibilmente troveremmo esseri simili ai nostri erbivori perché nel contempo si è potuta sviluppare una qualche forma di vita vegetale che produce sostanze organiche sfruttando l’anidride carbonica (presente in abbondanza sugli esopianeti che hanno attività vulcanica) e l’acqua metabolica in presenza di luce stellare.

Non sono affatto ipotesi fantascientifiche come qualcuno potrebbe pensare: a mio avviso l’universo è troppo vasto per credere che la vita sia un fenomeno esclusivo del nostro pianeta; la vita allo stato primordiale è molto diffusa nell’universo e tantomeno possiamo escludere forme di vita più evolute. Le meteoriti, messaggere di vita, ne sono una prova: una vasta gamma di molecole organiche sono state rinvenute al loro interno (in alcuni tipi di meteoriti, come le Condriti carbonacee), tra cui gli aminoacidi, i costituenti fondamentali delle proteine.

Riferimenti bibliografici:

AA.VV., Zoologia, Evoluzione e Adattamento, Mondruzzi, 2007.
Farraguti M. Castellacci C., Evoluzione. Modelli e processi, Pearson, 2011
Cevolani G., Meteoriti: messaggere di vita, Aracne, 2017.

Stanley S.G., L’evoluzione dell’evoluzione, Arnaldo Mondadori Editore, 1982.
Monod J., Il caso e la necessità, Mondadori, 2001.
Ridley M., Evoluzione, McGraw-Hill, 2006.

*Riccardo Ianniciello, naturalista (biologia evoluzionistica) e scrittore (di recente pubblicazione, Lamarck non aveva tutti i torti, Aracne Edizioni, prefazione di Tommaso Sollai).

3 pensieri riguardo “Esseri viventi: una convergenza evolutiva planetaria

  • Settembre 30, 2020 in 5:26 pm
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    Articolo molto interessante che ci aiuta a sciogliere qualche dubbio( e chi non ne ha quando si parla di evoluzionismo e di possibili vite extraterrestri?) circa l’evoluzione degli esseri viventi e probabili forme di vita extraplanetaria.

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  • Ottobre 3, 2020 in 8:36 am
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    Interessante riflessione sulle possibili varianti di vite cosmiche. Personalmente mi ha aiutato a capire in che modo potrebbe esistere la vita al di fuori della terra.

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  • Ottobre 25, 2020 in 1:40 pm
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    “Nella lunga storia del genere umano (e anche del genere animale) hanno prevalso coloro che hanno imparato a collaborare ed a improvvisare con più efficacia.” Darwin

    Trovo interessante e meritevole di riflessione quello che Riccardo ha scritto. Sopratutto in questo periodo possiamo rivalutare alcune nozioni e darle uno slancio interpretativo più vicino alla realtà e alla verità.

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